Il kit del Pd genera abbiocchi

Ieri Bersani era a Berlino per incontrare il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble e parlare al German Council on Foreign Relations. Si è detto sicuro di vincere, il Cav. è come cotto e mangiato, il centrodestra inchiodato al 24 per cento. Eppure nei ranghi del Pd si avverte una sottile inquietudine. Hanno chiesto nuovi volontari per uno sforzo supplementare in Lombardia, in Sicilia e nelle regioni in bilico, sono accorsi in ventimila, a conferma che la macchina organizzativa è poderosa e la base militante generosa come nel tempo antico.
15 AGO 20
Immagine di Il kit del Pd genera abbiocchi
Ieri Bersani era a Berlino per incontrare il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble e parlare al German Council on Foreign Relations. Si è detto sicuro di vincere, il Cav. è come cotto e mangiato, il centrodestra inchiodato al 24 per cento. Eppure nei ranghi del Pd si avverte una sottile inquietudine. Hanno chiesto nuovi volontari per uno sforzo supplementare in Lombardia, in Sicilia e nelle regioni in bilico, sono accorsi in ventimila, a conferma che la macchina organizzativa è poderosa e la base militante generosa come nel tempo antico. Ma l’uso della parola, lo stile quindi della comunicazione politica, non sembra discostarsi dai soliti brevi cenni sull’universo. Il vademecum appena messo in rete – undici pagine per aiutare il candidato a rispondere a quarantotto domande fra le più probabili che potrebbe fargli un elettore – è un pot pourri.
Si parla di lavoro, giustizia, Europa e conti pubblici, politica industriale, infrastrutture e ambiente, agenda digitale, pubblica amministrazione, liberalizzazioni, fisco, pensioni, donne, riforma delle istituzioni e costi della politica, antitrust, diritti, sanità, sicurezza, scuola, università e ricerca, Mezzogiorno, difesa, terzo settore. E poteva forse mancare la cultura? Per questa pretesa di essere onnicomprensiva, l’“Italia Giusta” dà di sé un’immagine al primo sguardo vaga, indeterminata, grigia: troppe spieghe, troppe curve, una sfilza di “non intendiamo toccare questo ma…”. Anche l’elettore curioso e ben disposto rischia l’abbiocco. Non entrare nel merito di proposte scomode e magari dolorose può essere visto come il sano pragmatismo di chi non sa cosa troverà una volta al governo. Ma in campagna elettorale è indistinzione, rumore di fondo. Se poi la sola cosa detta con chiarezza è la disponibilità ad accordi in Europa “per un maggiore e più stringente controllo reciproco sui bilanci pubblici” in cambio di una politica comune per la crescita, non è un granché: ricorda il mi facci ancora del male lei che è così buono del secondo tragico Fantozzi.